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Balletto dell'Esperia > Scheda
martedì 28 Feb 2012
TRITTICO 900
Balletto dell'Esperia
coreografie di Thierry Malandain, Eugenio Scigliano, Paolo Mohovich
Lo spettacolo è composto da un trittico: con questa nuova produzione il Balletto dell’Esperia vuole offrire la sua rivisitazione di alcuni capolavori del balletto del '900 da parte di tre coreografi contemporanei: La morte del cigno, nella versione di Thierry MALANDAIN, direttore del Malandain Ballet Biarritz, L’après-midi d’un faune, creazione esclusiva per la compagnia di Eugenio SCIGLIANO, e I quattro temperamentidi Paolo MOHOVICH.
Due i denominatori comuni dei tre lavori: in primo luogo l'esaltazione della musicalità delle coreografie, come fu già nelle opere originali: fondamentale è l’apporto della musica, vera e propria colonna sonora dei tre balletti, i cui movimenti divengono tutt’uno con le partiture e ne sposano la ricchezza compositiva grazie ad una danza che, con declinazioni e stili diversi, privilegia comunque sempre il movimento, la plasticità, ma anche l’importanza del singolo gesto. Secondo punto in comune è la netta distinzione tra danza maschile e danza femminile: il trio femminile (La morte del cigno) e il duo maschile (L’après-midi d’un faune di Eugenio Scigliano) esaltano ognuno a modo suo le particolarità e le caratteristiche di ogni sesso, da un lato dunque le sfumature di grazia e bellezza, dall’altro quelle di forza ed energia. Anche il brano di Mohovich, danzato da tutta la compagnia, è tutto giocato sulla netta contrapposizione tra danza femminile e danza maschile, tra apollineo e dionisiaco.
LA MORTE DEL CIGNO
coreografia: Thierry Malandain
musica: Camille Saint Saëns - costumi: Jorge Gallardo - luci: Jean Claude Asquié
interpreti: Mireia Gonzalez, Laura Missiroli, Elena Rittatore
Apre la serata un brano di rara bellezza del coreografo francese Thierry Malandain, direttore del prestigioso Centre Chorégraphique National Ballet Biarritz: La morte del cigno è la malinconica e splendida rivisitazione di Malandain di uno degli assoli più famosi della storia del balletto, sulla musica struggente Le Cygne - tratta dal Carnevale degli animali - di Camille Saint Saёns. Composto nel 1904 da Michel Fokine per la straordinaria ballerina Anna Pavlova, questo poetico assolo rimase nel repertorio della grande danzatrice fino alla sua morte: il pathos e l’identificazione che stabilì con il cigno morente la consacrarono interprete assoluta di questo ruolo.
Momento di danza pura, la rivisitazione di Malandain non vede in scena un’unica danzatrice, bensì propone un trio femminile a evocare la potenza e la grazia di un uccello, il cigno, nei secoli protagonista di molti simboli, tra cui quello della luce. La luce del biancore immacolato, quella del riflettore che segue il cigno di Fokine, quella del cielo in cui si muove questo splendido volatile. Il Cielo: la tradizione attribuisce un valore particolare al numero tre ed è per questo che il coreografo ha moltiplicato per tre l’interpretazione di questo canto celeste: tre donne scese dal cielo vengono sulla terra per rendere il loro ultimo soffio prima di incarnarsi in cigni e intraprendere un nuovo volo.
L’APRÈS-MIDI D’UN FAUNE
coreografia e ideazione scenica: Eugenio Scigliano
musiche: Claude Debussy -luci: Carlo Cerri
interpreti: Davide Di Giovanni, Gonzalo Fernandez
L’après-midi d’un faune è un brano tutto al maschile che evoca lo spirito animalesco e l'erotismo latente presente nella coreografia originale di Nijinsky. Scigliano esalta la mascolinità attraverso le sue forme sinuose e sensuali ma al tempo stesso forti e terrene, in armoniosa contrapposizione con la celebre musica di Debussy.
Il coreografo prende spunto dal poema di Stéphane Mallarmé per fare una riflessione sulla natura dell’essere umano. A metà tra sogno e realtà, il fauno è un uomo che è già passato attraverso un mutamento sia intellettuale che fisico, un processo di crescita che l’ha portato dall’adolescenza alla maturità dell’età adulta, e che ha già preso coscienza della propria identità sessuale. Nel balletto, in un’atmosfera visionaria e onirica, il fauno è il tramite per un giovane, addormentato in mezzo alla natura, per capire la sua sessualità e per costruire il proprio essere.
I QUATTRO TEMPERAMENTI
coreografia: Paolo Mohovich
musica: Paul Hindemith - costumi: Jorge Gallardo - luci: Carlo Cerri, Paolo Mohovich
interpreti: Davide Di Giovanni, Gonzalo Fernandez, Mireia Gonzalez, Giovanni Insaudo, Laura Missiroli, Elena Rittatore
Paul Hindemith compose nel 1940 il brano I quattro temperamenti, che divenne poi nel 1946 uno dei maggiori capolavori di George Balanchine. Questo brano musicale trova ispirazione nella teoria greca e poi medievale dei «temperamenti», dei quattro umori principali, malinconico, sanguigno, flemmatico e collerico.
La rivisitazione di Paolo Mohovich, che chiude lo spettacolo, vuole essere un omaggio al grande coreografo: il balletto esplora in modo più viscerale e meno astratto l’essenza dei quattro temperamenti creando movimenti coreografici che nella loro estrema purezza e musicalità rimandano inevitabilmente al capolavoro di Balanchine. Il lavoro si caratterizza anche per una distinzione tra la danza femminile, elegante e raffinata - che a tratti, con l’utilizzo delle punte, riprenderà alcuni canoni estetici del neoclassicismo del ‘900 - e quella maschile, sinuosa e quasi animalesca. Un approfondito studio sulla forma e sul ritmo sono alla base del balletto. La coreografia asseconda (e non potrebbe essere altrimenti) i vari “cambi di umore” presenti nella partitura rendendo una danza astratta profondamente narrativa non nell’insieme, ma in ogni suo gesto. Le sequenze sono state create ascoltando i caratteri delle diverse sonorità per arrivare a far sì che “la musica sia parte dei corpi e non siano i corpi a seguire la musica” (Paolo Mohovich).







