La grande occasione > Scheda

da mercoledì 9 Nov 2011 a domenica 13 Nov 2011

LICIA MAGLIETTA

La grande occasione

di Alan Bennet
con NICOLETTA MARAGNO

Musiche di: Rodrigo Leão & Vox Ensamble; Vincenzo Antonio Petrali
Luci: Cesare Accetta

 

Susan, moglie del vicario, e Lesley, attricetta, si incontrano per caso in una cappella laterale di una chiesa; luogo che, «Gli ecclesiastici preferivano nelle grandi occasioni, come la vigilia di Natale quando era piena zeppa, le navate laterali gremite, e dietro perfino gente in piedi come a quel tempo accadeva al cinema». Due narratrici «Inesperte che non sanno bene cosa stanno dicendo e raccontano una storia del cui contenuto non sono interamente consapevoli. Lesley ritiene di avere molto da offrire sia come attrice che come persona e Susan crede che solo la commessa dello spaccio sappia che lei è alcolizzata, e invece lo sa tutta la parrocchia».

Il disincanto di Susan, farà da contrappunto all’indomita baldanza di Lesley, «Più moderna e tuttavia piuttosto antiquata» e viceversa.

Altri fili sottili le legano come i rapporti che entrambe hanno con collaboratori o operatori sociali e i luoghi e gli ambienti che frequentano: Susan la chiesa e Lesley il mondo dello spettacolo. Luoghi di “rappresentazione”. I preti in fondo hanno sempre agognato il mondo, o quantomeno la mondanità. Ben pochi di quei fedeli della domenica conoscevano il rito. La maggior parte non si inginocchiava nemmeno, rimanevano seduti con la testa tra le mani, come al gabinetto, per l’ultima evaquazione spirituale dell’anno e “il primo a prendere il vizio di mescolarsi con pubblicani e peccatori fu proprio Gesù. Come direbbe Susan”. Dall’altra parte decine di persone hanno partecipato ai provini per film e commedie e “quando l’arte bussa alla porta l’educazione esce dalla finestra…fare un film è come essere uno champignon.Ti tengono al buio e ogni tanto viene qualcuno e ti rovescia adosso una palata di merda.” Rappresentano o sono probabilmente due donne ordinarie e Bennet dice che non è facile definire l’aggettivo “ordinario” senza apparire snob o socialmente pretenziosi, ma spesso, sia nell’uso che nella destinazione, “ordinario” era una parola più femminile che maschile. Una donna ordinaria beveva, spesso, bicchierini, si metteva in ghingheri, passava da un uomo all’altro come fosse niente. Magari si divertiva anche. E qui sta il problema. Una donna ordinaria si sottraeva alla quota di tribolazioni riservate al suo sesso. Farò dialogare, metterò a contronto due personaggi nati monologanti, ma il punto di vista resterà uno solo: quello di chi parla.

Due confessioni senza un confessore.

Licia Maglietta